Bruce Kulka

-A furia di andare avanti con la disanima dell’Umanità Buffa() sono giunto al punto di intravedere delle interconnessioni fra le varie narrazioni. La storia di quest’oggi ne possiede parecchie sia con Ann Elizabeth Hodges che con Belka & Strelka , se dovesse servirvi una rinfrescata basta un rapido click sui loro nomi ma se invece siete delle belle persone e mi seguite assiduamente già ce le avrete ben presenti.-

Ahh la Guerra Fredda!
Nel 1945 George Orwell rifletteva sulla bomba atomica teorizzando uno scenario in cui le due grandi ideologie politiche ed economiche uscite vincitrici dalla Seconda Guerra Mondiale (democrapitalista e totalimunismo) non potendo più scontrarsi direttamente (per via di quel piccolo dettaglio DELL’ESTINZIONE COMPLETA DELLA RAZZA UMANA) avrebbero finito per condizionare con altri mezzi tutte le altre nazioni del globo.
Detto in altri termini: USA e URSS dovevano cambiare righello se volevano stabilire chi aveva il cazzo più grosso. Durante gli anni ’50 ne cambiarono diversi…

Fortunatamente oggi ci siamo lasciati alle spalle queste inutili contrapposizioni e sia la Russia che gli Stati Uniti lavorano insieme per il progresso comune della razza uma…cosa? Come dite? Siamo pressapoco nella medesima situazione?

“Oh Rabbia!” – cit. Winnie The Pooh

Fra le molteplici ‘metodologie di misurazione dell’organo di riproduzione maschile nazionale’ figurano lanci di cani nello spazio, imperiose pubblicità della Pepsi, programmi di ricondizionamento mentale con l’LSD e progettazioni di enormi scavatrici da combattimento -un giorno ne parlerò approfonditamente- ma
quella più classica di tutte e in cui sono state investite più risorse rimane senza dubbio lo sviluppo della ‘bomba nucleare più potente di tutte’.
Possedere ‘l’ordigno che fa il BUM più forte’ -devo smetterla di utilizzare questa fine terminologia da divulgatore scientifico o rischio di non essere capito dalle masse- è importante fino ad un certo punto se non si sviluppa parimenti un sistema di trasporto di precisione per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.
È in quest’ottica che bisogna considerare l’operazione ‘Snow Flurry’ (spruzzata di neve).

11 marzo 1958, Hinesville, Georgia: uno stormo di quattro Boeing B-47 Stratojet, appartenenti al 375esimo squadrone di bombardieri dell’esercito americano, si deve alzare in volo dalla base Hunter Army Airfield per trasportare una bomba atomica Mark IV da trenta kilotoni (in potenza il doppio di quella di Hiroshima) fino alla base di Bruntingthorpe, in Inghilterra centrale, simulando lo sgancio dell’ordigno sul suolo britannico.
L’intera operazione viene monitorata da un pool di esperti che verificherà diversi fattori per attribuirgli un punteggio che andrà a decretare il miglior equipaggio dello stormo, in piena logica da Top Gun.
Una delle fasi da vagliare è la velocità di dispiegamento.

Ecco.

A me viene logico pensare che se mai mi toccherà nella vita assegnare un compito a qualcuno che deve armeggiare su una bomba nucleare, l’ultima cosa che farei è mettergli fretta.

Ma magari sono io.

Ore 16:00: l’interno di uno degli hangar della base Hunter è un via vai di meccanici unti e sudati che imprecano a mezza bocca.
Predisporre per l’esercitazione uno degli aereomobili si è rivelato un incubo di ritardi e disguidi ed il solo caricamento della Mark IV ha richiesto un sacco di tempo.
A bordo il capitano Earl Koehler, il navigatore Bruce Kulka ed il copilota Charles Woodruff picchiettano nervosamente le dita sul quadro comandi da ore, consci che questo ritardo gli costerà punti preziosi nella valutazione finale, quando finalmente da terra gli viene dato il via libera per la partenza.

L’espressione di uno dei meccanici che ha come la sensazione di essersi scordato qualcosa di importante ma se ne dimentica quasi subito, felice di essere arrivato alla fine del turno.

Il B-47 Stratojet è stato il primo bombardiere a reazione mai costruito, ha una grande capacità di carico, è veloce ed introduce per primo delle caratteristiche (ali a freccia e motori montati all’interno di ‘pod’ al sotto di esse) che diventeranno in seguito uno standard negli aereomobili sia civili che militari.
Ha però un non trascurabile difetto: chi lo deve pilotare lo odia.
A pieno carico ha all’incirca la stessa manovrabilità di un ferro da stiro e ad alta quota tende a perdere molta della sua tanto decantata potenza. Inoltre non perdona agli equipaggi nessun errore di manovra condannandoli sulla carta a morte certa in caso si verifichino inconvenienti (come ben dimostrarono i primi test con i prototipi).

La procedura standard per prendere quota con una Mark IV a bordo (che pesa da sola tre tonnellate) prevede il decollo con la bomba scollegata dai ganci predisposti per poter perdere del peso prezioso alla partenza in caso di necessità.
Se tutto procede come deve l’ordigno viene rimesso in sicurezza automaticamente da un sistema di leve idrauliche.
Se tutto procede bene.
SE.

Mentre sta salendo di quota nei cieli della Georgia, Koehler si accorge che sul quadro comandi la spia della Mark IV continua a lampeggiare.
Dopo diversi minuti di tentativi inutili con la leva idraulica, il pilota perde la pazienza: “Kulka, vada lei a riagganciare manualmente quella bastarda nella stiva, non possiamo permetterci di perdere altro tempo!”
“Sissignore!”

Bruce Kulka di mestiere fa il navigatore e non il meccanico di bombe atomiche, non ha la minima idea di dove sia allocato e come sia fatto il gancio necessario.
Ma questo se lo tiene per sè, decidendo di non far innervosire ulteriormente il comandante.

Il B-47 sarà anche un bombardiere con una gran capacità di carico, ma di sicuro non è stato studiato per essere confortevole. Il vano delle bombe (non pressurizzato) è riempito quasi totalmente dalla Mark IV ed anche volendo è impossibile entrarci indossando un paracadute.
Bruce cerca inutilmente in giro per dieci minuti qualcosa che possa assomigliare al cavo di sicurezza, poi gli sovviene che possa essere stato appoggiato sopra la bomba e si arrampica per dare un occhiata.
Il nostro protagonista condivide con il sottoscritto una caratteristica fisica, non è molto alto, quindi per arrampicarsi si appende al primo appiglio che trova che, sfortunatamente per lui, E’ LA MANIGLIA DI RILASCIO MANUALE DELLA BOMBA.

Immaginate:
Siete seduti su tre tonnellate di ordigno nucleare che va inesorabilmente a sbattere sul portellone di uno dei bombardieri meno maneggevoli mai costruiti dall’uomo ancora intento a prendere quota. Il sottile strato d’acciaio scricchiola con un rumore terrificante mentre voi state facendo il miglior cosplay mai tentato della scena finale del ‘Dottor Stranamore’.
Poi d’un tratto il portellone cede, LA BOMBA CADE NEL VUOTO e voi annaspando terrorizzati riuscite ad aggrapparvi a parti della carlinga ritornando A FORZA BRACCIA sull’aereo.

Quando qualche minuto dopo Koehler si vede tornare in cabina il suo navigatore, Kulka sembra invecchiato di dieci anni.
Poi gli dice che cos’è successo alla bomba.
Koehler invecchia improvvisamente di VENTI anni.
A bordo sono ormai tutti certi che non prenderanno un buon voto alla fine dell’esercitazione.

FRATTANTO:

Walter Gregg è un ferroviere trentasettenne che sta pienamente vivendo il sogno americano.
Ha una bella moglie -nonostante si chiami Ethelmae-, tre bellissimi figli, una bella casa ed una Chevrolet nuova fiammante.
Tutto sembra andargli per il meglio, anche se a voler essere pignoli Mars Bluff, la minuscola cittadina dove la famiglia si è stabilita, è talmente tranquilla dal rasentare la noia.
È comunque un posto perfetto per crescere dei bambini in tutta sicurezza, ben lontano dalle fauci fameliche del comunismo.

Walter si sente talmente tranquillo da aver costruito una capanna per i bambini duecento metri all’interno del boschetto dietro casa e le sue due figlie sono appena tornate da lì dopo un pomeriggio di giochi e tè con i peluche.

Alle 16:19 spaccate cambia tutto.

La Mark IV rilasciata per sbaglio da Kulka piove esattamente sulla casetta nel bosco dei Gregg.
Riformulo.
A WALTER PIOVE UNA BOMBA ATOMICA PRATICAMENTE IN GIARDINO!

Se questa storia non è salita agli onori delle cronache al fianco di Hiroshima e Nagasaki è solo per un motivo: nonostante quello che può sembrare avendo letto fin qui, non tutti all’interno dell’esercito americano sono dei folli ubriaconi psicopatici.
Quando si trasporta una bomba atomica, per quanto funzionante ed armata possa essere, il nocciolo radioattivo viene SEMPRE conservato in una zona secondaria dell’aereo, anche detta ‘gabbia per uccelli’. In caso di sgancio effettivo è l’equipaggio a doverlo inserire manualmentente ma, in quel caso, mi auguro per tutti che a farlo sia qualcuno più esperto del nostro protagonista di oggi.

In ogni caso, anche priva del plutonio, una Mark IV è in grado di fare parecchi danni, come constata sulla propria pelle la famiglia Gregg.
Una volta toccato terra, l’esplosivo ad alto potenziale presente (necessario per innescare la reazione nucleare) sventra la casa, distrugge la macchina, sbriciola la casetta dei bambini occupata fino a qualche minuto prima, VAPORIZZA DELLE GALLINE CHE RAZZOLANO TRANQUILLE NEL GIARDINO e ferisce tutti i Gregg che si ritrovano in un attimo a dover correre sanguinanti in ospedale, fortunatamente per loro con ferite relativamente lievi.

“TUTTO QUI, BRUTTI BASTARDI?”

Walter nei mesi a seguire viene risarcito dall’esercito degli Stati Uniti con 54.000 $, pari a circa mezzo milione al cambio attuale.

Gli inglesi dal canto loro non prendono benissimo la notizia che gli USA trasportano bombe atomiche nel loro spazio aereo SENZA AVVISARE NESSUNO, ma Curtis LeMay a capo dello Strategic Air Command statunitense (un uomo che si definiva da solo ‘un dispotico bastardo’ e che veniva soprannominato dai giapponesi ‘il demonio’, per via della campagna di bombardamenti a tappeto durante la seconda guerra mondiale) taglia corto con i piani alti della RAF con la frase: “Beh, non abbiamo costruito questi bombardieri per portare petali di rosa schiacciati!”.
I britannici non possono fare altro che bere del tè ed abbozzare.

Nel frattempo in Unione Sovietica viene ripresa con fervore la notizia dell’incidente a Mars Bluff calcando la mano su come l’esercito americano utilizzi il nucleare a cazzo di cane, in maniera sconsiderata e pericolosa e su come (totalmente falso) una vasta area degli Stati Uniti si ritrovi contaminata da materiali radioattivi, mentre la stampa ufficiale statunitense tace per convenienza.

Ventotto anni dopo, Chernobyl.

Luca Porrello

Vivo in un bosco. Soffro di insonnia. La combatto scrivendo (e bevendo). E' partito tutto così. Se vi è piaciuto quello che avete letto cercate Personalità Buffe anche su Facebook.

2 pensieri riguardo “Bruce Kulka

  • 9 giugno 2018 in 0:18
    Permalink

    Ora però voglio sapere qualcosa su quelle scavatrici da combattimento!

    Risposta
    • 9 giugno 2018 in 5:39
      Permalink

      Continua a seguirmi, un giorno ci arriverò (se non muoio prima).

      Risposta

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