Erzsébet Báthory

Soprannominata -fortunatamente per me che devo scriverne- Elizabeth e nota ai più come: ‘la contessa Dracula’, fu una leggendaria serial killer che operò nella seconda metà del 1500 tra l’attuale Slovacchia e l’Ungheria. Nell’arco della sua vita tortura e uccide dalle 100 alle 300 vittime stimate come accertate, anche se le cronache indicano il ritrovamento di un diario in cui sono da lei descritti più di 600 omicidi, facendone in questo caso la leader indiscussa delle peggiori donne con cui poter finire a letto e poi non richiamare al mattino dopo.

Erzsébet nasce nel 1560 a Nyírbátor, un paesino ungherese, ma viene deciso che la sua educazione debba avvenire nella proprietà della famiglia sita in Transilvania.


*rumore di tuoni da vecchio film horror*

La famiglia Bathory era una dinastia importante, con al suo attivo eroi di guerra, cardinali e un re di Polonia, i suoi membri avevano però anche l’abitudine di accoppiarsi tra consanguinei -potete immaginarveli praticamente come dei Lannister transilvani- con tutto il carico di tare ereditarie e malattie mentali che deriva da una pratica del genere.
La piccola Elizabeth ha come genitori due cugini di primo grado -non c’è cosa più divina…- e dimostra già in tenera età preoccupanti sbalzi d’umore misti a catatonia.

A circa 6 anni perde definivamente l’innocenza dopo che assiste alla condanna a morte di uno zingaro, reo di aver venduto i suoi figli ai turchi (non è che la legge del tempo fosse interessata ai figli degli zingari, è che in quegli anni lì e in quelle zone là i turchi stavano particolarmente sui coglioni a tutti).
La condanna è una di quelle particolarmente fantasiose e cruente:
Il rom viene preso e infilato a forza all’interno di un cavallo sventrato e ricucito in modo tale da lasciare al condannato solo la testa libera. Poi semplicemente viene abbandonato lì a marcire per settimane.

Pieter BruegelTrionfo della morte.

A 11 anni, già con la testa profondamente scombinata, viene promessa in sposa a Ferenc Nadasdy, un conte austriaco di sette anni più vecchio, soprannominato amichevolmente dal volgo: ‘il bastardo sanguinario’, una persona perfetta a cui dare in moglie una mezza matta.

Benjamin von BlockRitratto del conte Ferenc Nádasdy.

Nel 1573 trascorre un periodo di tempo con suo cugino, il principe della Transilvania, che per salutarla come si conviene, al suo arrivo fa mozzare sotto i suoi occhi naso e orecchie a cinquantaquattro contadini catturati durante una rivolta. Lei fa spallucce e saluta distrattamente con un cenno della mano.

Due anni dopo convoglia a giuste nozze con il suo promesso sposo e qui le cose iniziano a farsi pesanti.
Ferenc è noto per essere un adorabile guascone, passa il suo tempo libero terrorizzando la popolazione andando in giro con altri quattro pirla suoi pari che insieme a lui formano ‘il terribile quintetto di spadaccini’. Sostanzialmente la loro unica occupazione è quella di mutilare i servi.
La loro sevizia preferita consiste nel prendere una bella ragazza, stuprarla, cospargerla di miele e lasciarla nuda legata a un albero con a fianco delle arnie di api incazzate. Vi lascio immaginare come prosegue.

“Prosegue che vi ammazziamo tutti se non la piantate di rubarci il miele. FOR THE QUEEN!

Fortunatamente -almeno all’inizio- per le belle ragazze della zona, Ferenc viene mandato a calci in culo per lunghissimi periodi a prendersi a spadate con i turchi.
Il castello di Sarvar viene messo nelle capaci mani di Erzsébet che per coprire il vuoto lasciato dal marito trascorre lunghi periodi in compagnia della zia Karla, nota organizzatrice di orge, e di Dorothea Sente, che la inizia alle pratiche del sadismo e della magia nera.
Oltre a queste piacevoli compagnie, ricordo la sua già non esaltante salute mentale.
E’ terrorizzata dall’idea di essere abbandonata dai suoi servi, tanto che i tentativi di fuga delle sue ancelle vengono quasi sempre puniti con la morte (molte delle quali per semplice assideramento, inzuppando d’acqua le ragazze e abbandonandole alla rigidità delle notti transilvane).

Col tempo inizia a pretendere marchingegni sempre più sofisticati per le sue condanne, tra i più famosi si ricordano:
IL PENDOLO: una gabbia costrittiva che veniva sollevata da terra e manovrata da un valletto nano sì, aveva un valletto nano personale- contro una serie di spuntoni fissati sui muri finchè della ragazza non restava che carne trita.
– LA VERGINE DI FERRO: simile alla Vergine di Norimberga, era però un automa commissionato ad un orologiaio svizzero. Tramite i suoi meccanismi a molla era in grado di scattare non appena si avvicinava qualcuno, stritolandolo a morte per poi raccogliere il sangue che colava da apposite fessure.
Perchè sta fissa per il sangue? E’ presto detto…

Il sobrio castello di Sarvar.

Narra la leggenda che nel punire una servetta maldestra la Bathory le ammolla una pizza in faccia particolarmente forte e il sangue della ragazzina le cade sulla mano.
La nostra pazzerella preferita si autoconvince che la pelle dove si è sporcata sembra ringiovanita e chiede chiarimenti ai suoi alchimisti di corte.
Lemmerde, terrorizzate di contrariarla, tirano fuori la teoria secondo cui il sangue delle giovani vergini (soprattutto di quelle della sua stessa classe sociale) è in grado di mantenerla giovane per sempre.
La contessa ride felice…ridono un po’ meno le giovani vergini.

“Seriamente signori alchimisti, andate a fanculo!”

Si stima che dal 1585 in avanti (soprattutto dal 1604, anno di morte del marito) si sia avuta un escalation di omicidi volta solo a permettere ad Elizabeth di farsi le sue abluzioni mattutine.
Addirittura nel 1609 istituisce un’accademia per ‘l’educazione di ragazze provenienti da famiglie agiate’.
Nel 1610 le famiglie agiate si iniziarono a chiedere come mai non ricevono notizie dalle loro rampolle, forse perché sono legate a testa in giù in una stanza dei sotterranei, sgozzate.

Le voci preoccupate dei nobili arrivano fino ai piani alti della chiesa e l’imperatore Mattia ordina un’indagine su tutto il castello.
Non è un caso particolarmente intricato: gli emissari dell’imperatore beccano Erzsébet praticamente subito con le mani nel sacco (o per meglio dire nei cadaveri sparsi qua e là) e trovano stanze su stanze di ragazze imprigionate, corpi senza vita e arti amputati.

La chiesa, detentrice in quegli anni delle royalty sulla tortura, si offende parecchio e condanna Elizabeth ad essere murata viva, ma con un foro per ricevere acqua e cibo.
Resiste in queste condizioni per quattro anni prima di suicidarsi.

FUN FACT: ipotizzando che la storia del ritrovamento del diario con segnati sopra i 650 nomi delle vittime sia vera, Erzsébet è di diritto la peggiore serial killer donna della storia dell’umanità.

Luca Porrello

Vivo in un bosco. Soffro di insonnia. La combatto scrivendo (e bevendo). E' partito tutto così. Se vi è piaciuto quello che avete letto cercate Personalità Buffe anche su Facebook.

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