Dean Arnold Corll

“Non accettare caramelle dagli sconosciuti!”.
Una tipica frase ripetuta ai bambini per iniziare a farli entrare nell’ordine delle idee di non fidarsi degli estranei.
Poi si cresce.
Tutt’a un tratto capisci che chi ti può far più male sono le persone che più conosci (o credevi di conoscere).
Le lancette continuano a girare.
Arriva l’attimo in cui comprendi che il più delle volte non puoi fidarti nemmeno di te stesso.
Infine incappi nella storia di oggi.
L’avviso sulle caramelle riacquista un senso.

-sono consapevole che questo incipit fa trasparire la mia tenebrosa anima da sedicenne emodepresso; conviveteci, come tocca fare a me ogni fottuto giorno della mia vita-


Dean Arnold Corll vagisce per la prima volta il 24 dicembre 1939 a Fort Wayne, la seconda città più popolosa dello stato dell’Indiana, USA. I suoi genitori vanno d’accordo più o meno come Alessandra Mussolini e Bello Figo Gu e come tante coppie in questa situazione fanno una di quelle cose sbagliatissime nello squallido tentativo di riprendere le redini del loro rapporto.

No, non si dabbano in faccia, bensì procreano.

Nel ’46 la coppia (non inaspettatamente) scoppia e la madre si trasferisce con i due pargoli nel Tennessee, dove inizia un tristissimo tira e molla con il marito appena abbandonato che si conclude dopo anni con un secondo matrimonio seguito da un rapidissimo secondo divorzio.
Nel 1953 quel che resta della famiglia Corll si trasferisce a Vidor, in Texas, perché mamma ha conosciuto (l’ennesimo) amore della sua vita, tale Jake West, ed è pronta a dargli una figlia sua ricevendo -per la regola dello scambio equivalente che tanto ha fatto la fortuna di Full Metal Alchemist- metà della proprietà di una pasticceria appena ristrutturata.

 

La contea, che si presenta benissimo, ha ispirato il film ‘Tre manifesti a Ebbing, Missouri’ che DOVRESTE vedere.

A Vidor il nostro Dean vive l’adolescenza tranquilla tipica di un bravo studente americano con molti interessi, fino al momento in cui raggiunge il diploma ed i genitori traslocano a Houston, dopo che la vita ha dimostrato loro che essere i proprietari di una pasticceria ha risvolti meno dolci di quel che può sembrare.

Nel 1963 madre e patrigno decretano che il loro amore è finito, pur continuando a lavorare insieme nella stessa panetteria dove anche il nostro protagonista ha da poco iniziato un apprendistato.
Doveva essere stupendo passare quaranta (e più) ore settimanali (prevalentemente notturne) ad infornare panini e dolcetti avvolti dal caldo abbraccio delle urla dei tuoi parenti più stretti.
Potrebbe essere -oppure no, di certo al riguardo non si ha niente- questa situazione, legata ai confusissimi anni dell’esplorazione della sessualità e ad una spasmodica ricerca d’affetto a guidare Arnold mentre si propone al garzone della pasticcieria con un romanticissimo:

“Fammi riempire il tuo cioccolatoso bignè di dietro con la mia calda crema pasticciera al limone!”

Il garzone nicchia un: “sono lusingato ma” e va raccontarlo alla signora Corll che dapprima lo rassicura ed in seguito lo fa licenziare.
Il garzone ci rimane male; il nostro protagonista peggio.

Appurato che la metà del cielo da lui più apprezzata é quella piena di maschietti -non sono per nulla ironico a riguardo, ho un rispetto infinito per chiunque decida in barba alle stupide regole della società di essere semplicemente sè stesso- Dean si ritrova spedito a forza dalla madre dove ce ne sono molti in grado di farlo tornare ‘normale’: il 10 agosto 1964 viene arruolato nell’Esercito degli Stati Uniti d’America…da cui si fa sbattere fuori dopo soli dieci mesi per pigrizia coatta’.

Tornato in quel di Houston il nostro eroe diventa il -raccomandatissimo- vicepresidente della ‘Corll Candy Company’ ed utilizza i prodotti da lui commercializzati per la sua più grande passione: circuire giovani ragazzi minorenni ed entrargli nelle mutande.
Nel 1967 incontra David Owen Brooks, un dodicenne che riempie di denaro e dolciumi finchè non riesce a convincerlo a prostituirsi per lui.
La storia sarebbe fin qui già abbastanza brutta di per sè, ma quando l’anno successivo la madre si risposa per la terza volta trasferendosi in Colorado (perdendo così ogni presa sul figlio) e l’azienda di famiglia chiude i battenti, le cose peggiorano ad una velocità tale che neanche Alberto Tomba ai tempi d’oro.

“Ho il protagonista PERFETTO per un film d’azione!”

25 settembre 1970: il diciottenne Jeffrey Alan Konen, sta facendo l’autostop in una strada isolata a nord di Houston per tornare a casa.
Il ragazzo è proprio il tipo di Dean (anche se un po’ grandicello per i suoi standard) che non appena lo vede accosta per farlo salire sulla sua auto, per poi appartarsi in un boschetto isolato poco distante dove dapprima lo stupra e poi lo strangola a morte, seppellendo il cadavere avvolto in una busta di plastica -tranquilli, il sacchetto a quei tempi non costava i tanto vituperati due centesimi-.
Il problema, comune a molti serial killer, è che l’atto ha provocato nel nostro protagonista uno dei più grandi orgasmi mai provati.

Jeffrey Alan Konen.

Nel 1971 Corll è un elettricista di giorno (l’addestramento nell’esercito come marconista a qualcosa è servito) mentre di notte si intrattiene in alcune ‘cene eleganti’ a tema orgiastico-pedopornografico.
In una di queste seratine di classe il suo pupillo Brooks gli presenta Elmer Wayne Henley, James Glass e Danny Yates, tre quattordicenni condannati sin dal momento in cui mettono piede in casa del nostro ‘simpatico’ amico che prima li stordisce a colpi di droga nelle bibite, poi li lega al tavolo da tortura che si è progettato e costruito da solo –Ikea, scostati- per terminare con lo stesso modus operandi usato con Konen. Nelle intenzioni il piano sarebbe anche quello di liberarsi di Henley che però sorprende tutti uscendosene con: “Per soli duecento dollari posso procurarti tutte le vittime che vuoi ed aiutarti a far sparire i corpi!”.
L’offerta è in effetti buona sul ‘tariffario dei complici per stupro ed uccisioni di minorenni’, quindi Dean mette sul piatto una Corvette e chiude la transazione.
I tre si stringono una mano già sporca di sangue, sperma e merda e sono in società.

Elmer Wayne Henley.

 

David Owen Brooks.

 

James Glass.

 

Danny Yates.

Nei cinque mesi successivi il dinamico trio affina un proprio metodo con sei omicidi uno in fila all’altro di cui vi risparmio i dettagli -più che altro perchè sono molto simili fra loro, tenete solo a mente che ogni volta che voi provate dello schifo per quello che leggete io ne provo parecchio di più per filtrare le informazioni di cui necessito per raccontarvele-.
Le sparizioni di così tanti giovani non passano inosservate, vengono organizzate ricerche a tappeto in tutta la città, che non danno però alcun risultato.
Dean dal canto suo viene visto da tutti come un adulto responsabile ed un ottimo elemento produttivo della comunità, arriva addirittura a confortare la madre di una delle vittime che ancora cova delle speranze lanciandole un: “signora tranquilla, sò ragazzi, probabilmente è solo scappato di casa per fare esperienze!”.
Sospetto che nel dirlo dovette nascondere un’erezione preponderante.

9 febbraio 1972: il diciassettenne Willard Karmon Branch accetta l’offerta di uno spinello a casa di Corll.
La vittima viene ammanettata al tavolo da tortura, CASTRATA SENZA ANESTESIA E COSTRETTA A MANGIARSI BRANDELLI DEL SUO STESSO PENE, prima che sopraggiunga una pietosa morte.
Il padre di Branch (un ufficiale di polizia) muore d’infarto durante le ricerche, evitandosi almeno la scena del ritrovamento del corpo.

Il 20 aprile il diciassettenne Mark Scott viene rapito mentre sta passeggiando per strada, al momento di legarlo al tavolo da tortura riesce ad afferrare un coltellaccio e QUASI a fuggire via.
Quasi perché Henley scende nello scantinato puntandogli addosso una pistola e riuscendo così a farlo arrendere.
Cosa che con il senno di poi sarebbe stata giocata diversamente se gli avessero detto che l’alternativa era quella di FARSI INFILARE A FORZA UNA FIALA DI VETRO SU PER L’URETRA (poi rotta nel momento dello stupro anale), seguita dal solito strangolamento.

Mark Scott.

Gli omicidi di ragazzi compresi fra i 13 ed i 19 anni si susseguono senza sosta (altri dieci nell’arco di un anno), la polizia brancola nel buio e Corll per evitare di esserne collegato si trasferisce più volte.
L’unica pausa nella scia di cadaveri arriva nel gennaio del 1973 e non giunge a causa di un investigatore particolarmente capace, bensì per un idrocele (un accumulo di liquido nei testicoli che provoca gonfiore e spesso dolore) particolarmente grosso che magnanimamente colpisce il nostro protagonista facendo così perdere la componente sessuale dei suoi omicidi e con essa la sua motivazione più grande.
Due mesi dopo il testicolo si è sgonfiato ed il massacro riprende; giorno dopo giorno il counter degli omicidi sale di altre dieci morti, tutte con il solito stile, qualcosa però sta cambiando: Brooks sta diventando un ometto grande e a Corll gli ometti grandi non piacciono poi così tanto, così si avvicina molto all’altro suo complice.

7 agosto 1973: Henley porta a casa di Corll il diciannovenne Cordell Kerley con la solita scusa di una festa.
Dopo dosi notevoli di alcool e cocaina si sa, ad una certa sale un languorino, i due giovani decidono quindi di uscire per approvvigionarsi di panini.
Sulla via del ritorno incrociano Rhonda Williams, una quindicenne (per uno strano scherzo del destino l’ex fidanzata di Frank Anthony Aguirre, un’altra vittima del trio) che è stata appena slanzata in malo modo sul vialetto di casa dal padre ubriaco, Henley la convince ad unirsi a loro e tutti insieme ritornano verso casa di Dean.
L’ho già detto, la componente sessuale era la parte più importante negli omicidi di cui stiamo parliamo e a Corll le donne proprio non interessavano minimamente -le donne, sentitamente, ringraziano-, quando vede la ragazza inizia una scenata all’urlo di: “Hai rovinato tutto! Tu non mi capisci!” ma Henley calma gli animi con la droga e tutti sembrano tornare amici come prima, per un paio d’ore quantomeno…

Rhonda Williams.

Kerley, Rhonda ed anche Henley si risvegliano intorno alle cinque del mattino legati ed imbavagliati, con Corll completamente nudo che, fischiettando, sta affilando un grosso coltello da caccia.
Elmer sa benissimo cosa sta per succedere (ne è già scampato una volta dopotutto) e mettendola sul languido riesce a farsi slegare promettendo di aiutarlo negli omicidi degli altri due.
Mentre Corll inizia a seviziare Kerley il nostro complice cangiante riesce ad arrivare ad una pistola che tiene nascosta nel bagno e, sospetto temendo più per la sua vita che per quella degli altri a questo punto specifico della storia, comincia ad inveire contro Dean.
“Oh, dolce Elmer, eri una pietra grezza ed io ti ho lisciato in un bel diamante, non puoi certo spar…

 

BANG! BANG! BANG! BANG! BANG! BANG! CLICK! CLICK! CLICK!

Con sei proiettili in corpo il nostro protagonista trova (finalmente) la morte.

Henley a questo punto ha una moltitudine di scelte davanti ma, inaspettatamente, invece di ammazzare tutti i presenti decide di slegare gli altri due e chiamare la polizia.

Quando viene preso in consegna inizia a raccontare tutti gli eventi, ma inizialmente gli agenti non credono ad una sola parola, preferendo pensare che i tre adolescenti si siano semplicemente approfittati dell’ospitalità di Dean per poi ucciderlo sotto gli effetti della droga, ma poi cominciano a rinvenire cose strane: il tavolo delle torture, corde insanguinate, una collezione notevole di falli finti, delle manette, una pistola ed una rudimentale VERGINE DI NORIMBERGA FATTA IN CASA, con dentro dei resti umani.
La polizia a questo punto era disposta a prendere come vera la versione di Elmer.
Mentre il ragazzo inizia a vuotare il sacco (ovviamente tirando in mezzo anche Brooks) facendo rinvenire cadaveri su cadaveri e buste di genitali mezzi mangiati, la stampa cala con grandissima paraculaggine e furiosissimo sdegno -cit.- facendo divenire nota la catena di una trentina di omicidi come la ‘Houston Mass Murder’ e affibiando a Corll il soprannome di ‘Candyman’ per i suoi trascorsi nell’industria dolciaria.

Il 16 luglio 1974 Henley viene condannato ad un totale di CINQUECENTONOVANTAQUATTRO anni di carcere, che sta scontando dipingendo quadri che rivende su eBay (è un po’ uno status symbol comune fra i serial killer in carcere). Fra i sei omicidi di cui è stato ritenuto colpevole non figura però quello di Candyman, ritenuto legittima difesa.
Il 4 marzo 1975 viene raggiunto in carcere dall’amico David Brooks.

Al funerale di Corll erano presenti il padre naturale, la madre ed un prete.
Sospetto comunque che nessuno volesse essere lì.

Luca Porrello

Vivo in un bosco. Soffro di insonnia. La combatto scrivendo (e bevendo). E' partito tutto così. Se vi è piaciuto quello che avete letto cercate Personalità Buffe anche su Facebook.

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