Falaride

Gli antichi greci…loro sì che sapevano godersi la vita!

La cultura ellenica ha gettato le fondamenta delle società, del pensiero, delle arti e dei sistemi di governo che sono arrivati successivamente in buona parte del resto del mondo raggiungendo dei picchi in moltissimi ambiti studiati ed analizzati negli anni a venire, ma ancora oggi in grado di stupire per la loro complessità. Non tutti i momenti nella storia di queste popolazioni sono però caratterizzati da menti illuminate e personaggi illustri ed anzi, come in questo caso, siamo di fronte alla vita di un grandissimo figlio di puttana.


La Sicilia è una terra splendida;
oggi come nel 600 a.C. l’isola è particolarmente ambita per la sua posizione centrale nel Mediterraneo -ai tempi corrispondente a tutto il mondo conosciuto- tanto che i primi insediamenti greci verso occidente sono posizionati, non a caso, sulle sue coste.
La polis di Akragas (situata su territorio dell’attuale Agrigento) nasce per diretto contatto con la popolazione della città-stato di Gela, che abbisognava di una sorta di ‘polis cuscinetto’ per impedire l’espansione verso est della colonia di Selinunte sotto il diretto controllo della rivale Megara, la cui economia di basava in maniera abbastanza buffa sulla coltivazione del sedano.

L’oro di Megara.

Si sceglie come ubicazione per Akragas una confluenza tra gli importanti fiumi Himeras e Halykos e la si popola di coloni provenienti da Rodi e Creta, che nonostante la posizione non proprio comodissima per i traffici con la madrepatria fanno prosperare la città per 370 anni, tanto che il poeta Pindaro -mica il primo pirla su TripAdvisor- amava soprannominarla: “la più bella città creata dai mortali”.

“Alla Lochesciòn dò un bel DIESGCI!”

Circa dieci anni dopo la sua fondazione, l’insediamento ha come capo il nostro Falaride, un nobile rodiano che insieme a Panezio di Lentini e Cleandro di Gela va a costituire la generazione di autocrati che governa sulla fine del primo periodo di colonizzazione occidentale ellenica e forma il trittico dei ‘tiranni siculi’, che porta un benessere mai visto alle casse delle città stato (in particolare in quelle dei nobili) in proporzione allo sfruttamento e alle sofferenze provocate alla popolazione.

Vi ricorda qualcosa?
Citando Gramsci e Salvemini -ah se solo oggi Salvini condividesse qualcosa di più oltre che le lettere del cognome-: “Esiste nel meridione una ‘classe dominante’ che ha deliberatamente ritardato lo sviluppo economico e civile del Sud Italia a vantaggio dei propri interessi.
Detto altrimenti, chi ha soffocato il mezzogiorno sono state le sue stesse classi di­rigenti (una minoranza privilegiata di me­ridionali), che ne hanno orientato le risor­se verso la rendita più che verso gli usi produttivi, mantenendo la gran parte della popolazione nell’ignoranza e in condizio­ni socio-economiche traballanti per favorire comportamenti opportunistici”.

Come ho detto all’inizio i greci hanno gettato le basi della società…nel bene e nel male…

La figura di Falaride viene tramandata fino a noi da una sequela di racconti e cronache che, va detto, si perdono nel nebuloso confine tra realtà e mito (alcune storie lo riportano come un esiliato giunto nella colonia per rifarsi una vita, altre narrano di come suo padre abbia fatto una fortuna rubando dei fondi destinati alla costruzione di un tempio per Zeus). Quello che sappiamo quasi per certo era che incarnava l’ideale stesso del tiranno crudele, tanto che Tito Pomponio Attico, uno scrittore romano vissuto 400 anni dopo di lui, conia il neologismo ‘Falarismòs’ per indicare il comportamento tipico del governatore crudele.

“Converrete con me che ‘Falarismòs’ suona meglio di pezzo di merda!”

Oltre a dominare la popolazione (che si renderà conto come al solito troppo tardi di aver affidato il potere assoluto ad una persona che non lo rimetterà mai a disposizione della gente) con mano pesante e pugno di ferro, il nostro tiranno è catalogato come ‘buffo’ per il suo amabile vezzo culinario di cibarsi di neonati e per la storia del ‘Toro di Akragas’:


“Esisteva in quel di Atene un abile artigiano che rispondeva al nome di Perillo.
Egli era famoso per ciò che riusciva a fare fondendo i metalli creando splendide rappresentazioni che si diceva fossero apprezzate dai più grandi uomini della Grecia che ritrovavano in loro lo splendore degli Dei.
Oltre che un ottimo artista era anche un fervido inventore ed era solito sperimentare direttamente sulle sue creazioni nuovi metodi e materiali per poter elevare il suo ingegno sulle auree ali dello stupore.

Venne un tempo in cui le voci del suo successo varcarono i mari fino alle lontane coste di Akragas e quando il suo reggente udì ciò che l’inventore di Atene era in grado di plasmare fece il possibile per averlo alla sua corte per un importante progetto.

Perillo fu sedotto da ingenti doni e promesse e partì per nave alla volta della grande città. Una volta lì giunto Falaride in persona gli commissionò l’opera dei suoi desideri:

“Esigo un toro in metallo a grandezza naturale, che dai suoi occhi traspaia la durezza di Zeus e la saggezza di Minerva, cosicchè quando i criminali gli verranno messi di fronte potranno capire di essere stati giudicati da loro in persona, oltre che dalla legge dei mortali.
Dovrà inoltre avere uno spazio cavo all’interno, così che quelli di loro che hanno commesso atti ch’io giudichi gravi vi possano essere rinchiusi per la giusta punizione.”

“Le mie capacità sono al tuo servizio, oh grande re…”

Perillo si mette a lavoro e nei mesi successivi crea ciò che gli è stato commissionato e molto di più: Un toro in ottone, come da richiesta a grandezza naturale, con uno spazio cavo all’interno per introdurci una persona.
La statua non assolve solo a questo compito, infatti al di sotto può essere accesa una pira in modo tale da far patire ai condannati un graduale aumento della temperatura fino a che o morivano asfissiati o ci pensavano le ustioni.

Secondo la leggenda il nostro tiranno ama assistere alle esecuzioni ma altresì odia le urla di dolore, considerate segno di debolezza. Perillo installa allora all’interno del toro un complesso sistema di tubi e serpentine per far sì che le grida dei morenti venissero trasformate in qualcosa di molto simile a dei muggiti e questo, insieme agli sfiati per il vapore, rendevano l’utilizzo del ‘toro di Akragas’ un must per la nobiltà della polis.

Qui meglio esplicato.

Uno dei primi che ebbe il (dis)piacere di provare sulla sua pelle il funzionamento del tauro fu proprio il suo creatore. Falaride è incerto sulla grandezza interna della cavità e ordina a Perillo di sdraiarcisi dentro. L’inventore ha dei comprensibilissimi dubbi, ma difficilmente si può ragionare con un tiranno greco, specie quando non ha ancora avuto la sua giornaliera insalata di neonati.
Nemmeno il tempo di dire: “Secondo me sto facendo una stronzata…” che le guardie richiudono lo sportello dietro di lui ed accendono il fuoco…

La storia per molti condannati finirebbe qui, ma il tiranno di Akragas ha altri piani.
Poco prima che l’inventore lasciasse le penne nella sua stessa invenzione, viene tirato fuori e all’urlo di “Scherzone!”  condotto sulla rupe che dominava la città cosicché Perillo potesse scegliere come ricompensa come i suoi servigi qualsiasi appezzamento di terra desiderasse…sopratutto quello dove finisce per schiantarsi di faccia dopo che ‘il grande re’ lo butta personalmente di sotto per evitare che qualcun altro gli commissionasse mai un’altra geniale opera del genere e poterne essere così l’unico proprietario.

Per una strana legge del karma Falaride fa esattamente la stessa fine quando anni dopo Telemaco insorge a capo della popolazione stufa dei suoi soprusi.

Diverso tempo dopo un certo Dante Alighieri riprenderà questa storia scrivendo di Perillo in un passaggio del ventisettesimo canto dell’inferno.

[…] Come ‘l bue cicilian che mugghiò prima
col pianto di colui, e ciò fu dritto,
che l’avea temperato con sua lima,
mugghiava con la voce de l’afflitto,
sì che, con tutto che fosse di rame,
pur el pareva dal dolor trafitto […]

Luca Porrello

Vivo in un bosco. Soffro di insonnia. La combatto scrivendo (e bevendo). E' partito tutto così. Se vi è piaciuto quello che avete letto cercate Personalità Buffe anche su Facebook.

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