Ivan Sirko

1676, un anno che viene ricordato dagli storici principalmente per due avvenimenti:
alcuni missionari latifonschiavisti -teoricamente cose che non dovrebbero coesistere- cacciano a calci nelle chiappe il vescovato portoghese da San Salvador decidendo di smettere di inviare in patria ulteriori monete d’argento.
la Danimarca distrugge ciò che resta della flotta svedese durante la battaglia di Öland, concludendo vittoriosamente una guerra che proseguiva da anni per il dominio nelle fredde acque del mare del Nord.

Meanwhile più a oriente.


La grande espansione turca ha portato gli ottomani a devastare la regione della Podolia, per volgere poi il proprio sguardo lascivo verso la ‘riva sinistra ucraina’, un territorio comprendente Kiev e Čerkasi sin dal 1654 sotto il controllo russo.

Il sultano Mehmed IV dà ordine che le sue truppe attraversino il confine segnalato dal fiume Dnepr, dopodichè si mette comodo in attesa di buone notizie dal campo di battaglia.
Notizie che non arriveranno mai.
Gli invasori, coadiuvati da alcuni gruppi di Tatari di Crimea (un ceppo di cultura turcomanna trapiantata e mai davvero integrata), cozzano duramente contro il dispiegamento di forze dei cosacchi dell’armata Zaporož’e (letteralmente: ‘oltre le rapide’) guidati da Ivan Sirko e particolarmente motivati (in quanto diretti proprietari dei territori contesi) a respingere le soverchianti ondate nemiche.

Il sobrissimo Ivan.

 

Mehmed IV ce li aveva nettamente più piccoli.
I baffi, cosa avete capito?

Mehmed è un sultano.
Un uomo nato ed educato nella convinzione di essere superiore alle masse per intercessione di Allah.
Il tutto scordandosi che suo padre Ibrahim I durante un litigio con sua madre lo aveva gettato ancora neonato in una piscina e l’unico che si era tuffato per salvarlo era stato un semplice servitore. Ma sono dettagli.

Se vieni circondato per tutta la vita da torme di leccaculo tendi ad avere un opinione un pochino sfasata di te stesso, lui non fa eccezione e quando scopre che la sua armata di duecentomila uomini è ferma dal lato sbagliato dello Dnepr ha un idea geniale per risolvere la situazione.

Scrivere una lettera.

Questa lettera:

“In quanto sultano; figlio di Maometto; fratello del Sole e della Luna; nipote e viceré per grazia di Dio; governatore del regno di Macedonia, Babilonia, Gerusalemme, Alto e Basso Egitto; imperatore degli imperatori; sovrano dei sovrani; cavaliere straordinario e imbattuto; fedele guardiano della tomba di Gesù Cristo; fido prescelto da Dio stesso; speranza e conforto dei Musulmani; grande difensore dei cristiani.

Io comando a voi, cosacchi dello Zaporož’e, di sottomettervi a me volontariamente e senza resistenza alcuna, e cessare di tediarmi con i vostri attacchi.

La missiva viene fatta recapitare in pompa magna al campo base nemico, mentre il sultano si rimette comodo, certo che le sue parole riusciranno a far breccia anche nel cuore dei suoi nemici ignoranti.

Oppallà!

-INIZIO DIGRESSIONE-

Cenni storici relativi ai cosacchi:
Da non confondere con i ‘primi cosacchi’ (in prevalenza derivanti dalle popolazioni nomadi mongole che avevano creato il più vasto impero della storia umana) si indica con questo nome, a partire dal quindicesimo secolo, l’insieme di popoli slavi che abitavano il delta di fiumi ciscaucasici importanti come il Volga, l’Ural, l’Amur e perlappunto il Dnepr.

+2 ai tiri per intimidire.


Conosciuti sui campi di battaglia come fieri mercenari liberi che donavano i loro servigi al miglior offerente tenendo fede ai contratto fino alla vittoria o alla morte. Avveniva sovente di trovarli negli schieramenti opposti a quelli in cui militivano i Tatari -cui si accennava più sopra-.

In quanto nemici storici ci si scannava più che volentieri.

Il loro armamento standard era costituito dalla cerkessa (una tunica lunga ricoperta da cartuccere che erano sempre piene, dato che le munizioni erano solitamente a carico dei ricchi committenti), l’accoppiata šaška/kindjal (sciabola e daga) e dalla nagaika, una frusta corta che valanghe di soldati turchi smisero presto di sottovalutare.

La šaška.

 

Il kindjal.

 

La nagaika.


Nota buffa: il loro grido di battaglia “Gu-Rai!” (‘verso la beatitudine del cielo!’) venne diffuso dappertutto dopo la prima guerra mondiale dopo essere stato traslitterato in “Urrà”.

-FINE DIGRESSIONE-

Dopo aver letto questo rapido excursus immaginatevi quindi dei mercenari slavi altamente addestrati accampati nella neve attorno al Dnepr intenti a bere e cantare, ancora sporchi del sangue nemico.
Ne hanno ben donde di festeggiare. Hanno respinto per giorni un armata numericamente superiore e gli è stato promesso a breve l’arrivo di rinforzi freschi.
Se la guerra continua così tutti i cosacchi otterranno un bel compenso, un pezzo di terra e le vite di almeno due o tre odiatissimi tatari.
La vita è bella.
Gu-Rai! Gu-Rai!

Poi arriva tutto il carrozzone dei messaggeri di Mehmed IV che seguendo tutte le formalità imposte dalla tradizione recapitano la missiva del loro signore (che dopo un interminabile autocelebrazione intima la resa nonostante le sue continue sconfitte) direttamente nelle mani del capo dei cosacchi e rimane in atteasa di una risposta.
Ivan (uno slavo baffuto di due metri per un quintale di peso) srotola la lettera e inizia a leggerla.
Due minuti dopo il campo è scosso da una fragorosa risata.
Leggenda vuole che Sirko convoca tutti i suoi guerrieri più ubriachi per elaborare una risposta degna delle richieste del sultano.
Che si traduce in uno dei maggiori capolavori di diplomazia buffa mai creati:

“I cosacchi dello Zaporož’e al sultano turco.

Tu, diavolo turco, maledetto compare e fratello del demonio, servitore di Lucifero stesso.
Quale straordinario cavaliere sei, tu che non riesci ad uccidere un riccio col tuo culo nudo? Il diavolo caca e il tuo esercito ingrassa. Non avrai, figlio d’una cagna, dei cristiani sotto di te, non temiamo il tuo esercito e per terra e per mare continueremo a darti battaglia, sia maledetta tua madre.

Tu cuoco di Babilonia, carrettiere di Macedonia, birraio di Gerusalemme, fottitore di capre di Alessandria, porcaro di Alto e Basso Egitto, maiale d’Armenia, ladro infame della Podolia, “amato” tartaro, boia di Kam’janec’ idiota del mondo e dell’altro mondo, nipote del Serpente e piaga nel nostro cazzo. Muso di porco, deretano di giumenta, cane di un macellaio, fronte non battezzata, scopati tua madre!

Ecco come gli Zaporozi ti hanno risposto, essere infimo: non comanderai neanche i maiali di un cristiano. Così concludiamo, visto che non conosciamo la data e non possediamo calendario, il mese è in cielo, l’anno sta scritto sui libri e il giorno è lo stesso da noi come da voi. Puoi baciarci il culo!

—L’Otaman Koshovyi Ivan Sirko, con l’intera armata dello Zaporož’e”

Non si hanno notizie di come reagì Mehmed IV all’apertura della lettera di Sirko, posso solo immaginare che non mi sarei voluto trovare nei panni del servitore con il compito di leggergliela.
Il 3 gennaio 1681, dopo soverchi anni di stallo sul Dnepr, viene firmato il trattato di Bachčysaraj che impegna il Regno russo e l’impero Ottomano ad una tregua ventennale demarcando i rispettivi confini e concedendo ai nostri simpatici cosacchi diversi diritti di libertà esclusivi.

Il’ja Efimovič Repin, un pittore e scultore russo con i controcazzi (ad oggi le sue opere sono considerate come alcune tra le maggiori manifestazioni della cultura russa del diciannovesimo secolo) si appassiona alla cultura cosacca -libertà, eguaglianza e fratellanza fanno sempre presa- e decide di realizzare un grande dipinto (208×358 cm, che vedete nella foto) per raffigurare il leggendario scambio di missive.
Ci mette solamente VENTUN ANNI (1870-1891) per farlo, ma una volta completato lo zar Alessandro III si affretta ad acquistarlo per la somma (stratosferica per il periodo) di 35.000 rubli.

Soldi ben spesi.

Repin ringrazia tutti e trascorre il resto della vita (fino al 1930) in agiatezza alternandosi tra Francia, Germania, Inghilterra e Italia.


Dando anche il nome nel 1869 ad un asteroide della Fascia Principale situata Marte e Giove.

Gu-Rai!
Gu-Rai!

 

Luca Porrello

Vivo in un bosco. Soffro di insonnia. La combatto scrivendo (e bevendo). E' partito tutto così. Se vi è piaciuto quello che avete letto cercate Personalità Buffe anche su Facebook.

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