Eh sì, questa mi pare… idolia!

Avete riconosciuto il volto nella foto di presentazione del post? Pare proprio che appaia anche in questa foto, vero??
 

E invece no! In realtà si tratta semplicemente di un bambino in braccio a suo padre, con un cespuglio sullo sfondo. L’immagine colorata rende meglio l’idea.

Diamo un’occhiata a un’altra foto, che destò clamore e accese forti speranze che ci fosse (o ci fosse stata) vita aliena nel sistema solare.  È quella della faccia su Marte, scattata nel 1976 dalla sonda Viking 1. Sicuramente è molto affascinante, ma, come potete vedere osservando la ricostruzione di quella regione del pianeta (ripresa con telecamere ad alta definizione da diverse angolazioni dalla sonda Mars Reconaissance Orbiter nel 2005), si tratta solo di una formazione collinare. In particolare l’occhio visibile non è altro se non una zona in ombra e la narice, addirittura, uno dei tanti punti neri dovuti alla mancanza di dati nell’immagine originale.

 

Peraltro, il concetto stesso di “marziani” arrivava dalle osservazioni di Giovanni Schiapparelli, che vide al telescopio dei canali artificiali sulla superficie del pianeta rosso. E indovinate un po’? Nonostante non esistessero, li videro anche molti altri astronomi, dopo di lui. Il motivo c’è e capirete di cosa si tratta proseguendo nella lettura.

Proseguiamo con un’altra immagine celeberrima: il demone nel fumo delle Twin Towers. Qui non servono altri link, perché si vede già quello che è: fumo!
Ma perché ci ostiniamo a vedere tutte queste facce dove in realtà ci sono solo ammassi casuali di altre cose? Il fenomeno è ben noto: si chiama pareidolia e da millenni ci permette di scorgere forme e animali nelle nuvole, o anche un bizzarro volto nell’immagine qui sotto.

 
Lo vedete anche voi, vero?  Sicuramente sì. Non è possibile che non lo vediate. Non riuscireste a non vederlo neanche volendo. È il modo che ha il cervello per categorizzare quello che percepiamo o, se vogliamo, per mettere ordine in mezzo a  tutti gli stimoli che ci arrivano. Inoltre, è un meccanismo difensivo: in epoca più remota, il fatto di vedere con facilità i volti ci poteva mettere al riparo dai predatori (o, al giorno d’oggi, dagli scocciatori): meglio fuggire di fronte a un pericolo inesistente, che stare tranquillamente spulciarsi in presenza di uno reale, per poi finire sbranati (o peggio, ritrovarsi a comprare ombrelli, abbonamenti librari o test di Scientology).
Se volete un’infarinatura con qualche esempio, potete andare qui, mentre se siete interessati a un articolo più tecnico e riferito espressamente alla spiegazioni di fenomeni apparentemente paranormali, eccolo qui (in inglese). Diciamo che, rispetto a quelle di cui abbiamo parlato la volta scorsa, si tratta di “fantasmi” più concreti, perché gli oggetti e i riflessi che vediamo, stavolta esistono davvero. Insieme, comunque, forniscono la spiegazione a molti avvistamenti mysteriosi, come vedremo in una puntata successiva.
Un esempio che mi tocca molto da vicino per ragioni geografiche è quello di Padre Pio a Orta (NO), che è apparso miracolosamente, ma, come avverte il tizio che ti ferma per strada per parlartene, si vede bene solo in certi momenti del giorno e con la luce giusta. Da un miracolo, francamente mi aspetterei qualcosa di più, ma forse Padre Pio deve timbrare il cartellino e operare prodigi solo in orari ben stabiliti.
Similmente a questo, ci sono numerose altre apparizioni a tema religioso spiegabili con questo fenomeno e, purtroppo, molte di esse vengono biecamente sfruttate  per fini commerciali (a volte, sono addirittura dei veri e propri falsi).
Ma non è finita: oltre a quella visiva, esiste anche la pareidolia acustica (di cui parleremo più diffusamente in una puntata successiva), che consiste nel tentativo del cervello di dare significato a suoni disarticolati, oppure al silenzio, e che permette di spiegare altri generi di mysteri, come per esempio certe voci spiritiche registrate in luoghi infestati, messaggi alieni, o, banalmente, il fatto che ascoltando al contrario la produzione musicale di un qualsiasi artista, potete trovarci di tutto: dall’inno a Satana alla ricetta della carbonara (ovviamente, poi alcuni gruppi ci hanno marciato sopra e hanno inserito davvero i messaggi, ma questo è un altro discorso). Anche qui, nulla di davvero inquietante, ma solo la nostra umana esigenza di dare un senso a ciò che non ne ha, come per esempio i discorsi di certi politici.
PS: avete riconosciuto il volto nella tortilla, vero? Io sì!

Mario Sacchi

Sono socio del CICAP (ma non ricopro alcun ruolo particolare e non mi sogno di parlare a nome loro) e convinto assertore della validità del metodo scientifico in ogni campo della vita. Ciò non mi rende meno cialtrone ma fa sempre colpo sulle ragazze*. (*)potrebbe non essere vero.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: